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Natura chimico-fisica del rimedio omeopatico e modalità di azione nei sistemi viventi:

Non vi è alcun dubbio che nel farmaco omeopatico non esistono più (sopra il numero di Avogadro) o sono presenti in un numero ridicolamente basso (sotto il numero di Avogadro) molecole della sostanza madre di partenza. L’azione terapeutica deve, pertanto, essere connessa al solvente, attivato in qualche modo dai processi di diluizione e dinamizzazione.
Dopo lunghi anni di ricerca, come testimoniato dai lavori e dai volumi pubblicati, questa ipotesi iniziale ha trovato conferma con la dimostrazione che l’acqua è in grado di conservare l’informazione.

Per chi volesse approfondire la problematica si rimanda ai numerosi lavori pubblicati sull’argomento.

Riassumiamo brevemente i risultati ottenuti: non vi è alcun dubbio che il rimedio omeopatico è costituito da acqua; pertanto è nell’organizzazione dell’acqua che va ricercato il principio attivo del rimedio omeopatico. L’acqua manifesta alcune proprietà straordinarie quali, ad esempio la proprietà magnetica: essa emerge in virtù della rotazione della nuvola elettronica dei domini di coerenza. La presenza di un momento magnetico dell’acqua rende possibile l’interazione con i momenti magnetici delle sostanze in essa immerse ed in tal modo l’acqua può interferire sullo svolgimento delle reazioni chimiche tra le sostanze in essa immerse le cui molecole navigano tra i vari “domini di coerenza” sulla base della distribuzione delle rotazioni collettive dei suoi vari “domini di coerenza”. La modulazione della rotazione dei vari “domini di coerenza” dell’acqua per effetto dell’accoppiamento con un campo magnetico esterno (veicolato dalla sostanza immersa nell’acqua) può essere la base fisica dell’iscrizione dell’informazione nell’acqua (memoria dell’acqua) che acquista in tal modo proprietà terapeutiche se somministrata ad un individuo che richiede appunto quella informazione. Presso il Dipartimento di Chimica dell’Università Federico II di Napoli (Prof. V. Elia e coll.) da oltre 10 anni sono oggetto di studio le variazioni delle proprietà fisico-chimiche del rimedio omeopatico attraverso varie misurazioni:

  • Calorimetria a flusso isoterma: aumento del calore di mescolamento con idrossido di sodio rispetto al controllo.
  • Conduttometria: aumento della conducibilità elettrica rispetto al controllo.
  • Phmetria: spostamento del ph verso soluzioni alcaline rispetto al controllo.
  • Coefficiente di diffusione del protone: misure di NMR; forte incremento del coefficiente di diffusione rispetto al controllo.
  • Misure del tempo di rilassamento T1-T2 via NMR: tendenza a variazioni misurabili del T2 rispetto al controllo.
  • Misure della tensione di vapore dell’H2O per via indiretta (metodo isoterapico): abbassamento della tensione di vapore rispetto al controllo.
  • Misure di attività dello ione Na+ mediante potenziometria di celle galvaniche a concentrazione nota di Na+ al variare della percentuale di soluzione omeopatica aggiunta: aumenta l’attività di Na+ in misura molto rilevante.

         Pertanto il rimedio omeopatico rappresenta una “Istruzione” somministrata al fine di ottenere una data risposta.
Dal punto di vista fisico è definito come un segnale elettromagnetico idoneo a perturbare in un certo modo il sistema vivente.
In questa prospettiva i vari rimedi costituiscono una sorta di organizzazione linguistica con una loro grammatica, una loro sintassi, una loro semantica, idonea ad interpretare le esperienze dei vari individui, derivandone i significati e consentendo di prevedere l’evoluzione nel tempo.

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