L’osservazione empirica di S. Hahnemann ha messo in evidenza un principio stupefacente: più si diluisce e si dinamizza una sostanza, più essa massimizza la sua funzione terapeutica, meno molecole sono presenti nel rimedio più esso risulta efficace; se le molecole sono completamente assenti esso risulta efficacissimo. L’accusa di suggestione da parte della comunità scientifica sembra valida, se tale osservazione viene valutata in base al paradigma della biologia molecolare. Ma i dati clinici sono inequivocabili, per cui la spiegazione del fenomeno misterioso richiede la ricerca di uno schema concettuale di riferimento diverso. La sfida epistemica risulta estremamente affascinante e stimolante.
La storia della Fondazione Omeopatica Italiana racconta la risposta di un gruppo di “fanatici ricercatori” a tale sfida, accolta con entusiasmo e sostenuta da una grande curiosità scientifica. Esse raccontano la storia di un grande amore tra questo gruppo di ricercatori e la realtà naturale, di una passione profonda che si è sviluppata osservando la magia straordinaria dell’acqua terapeutica, resa possibile dalle leggi della natura, in grado di sedurre profondamente il nostro intelletto ed il nostro cuore.
La passione costituisce un potente legame che collega un individuo al suo “oggetto meta”, inducendo l’attivazione di tutto il suo essere, che si esprime come disposizione ad aprirsi ad ogni forma di creatività: poeti, scrittori, pittori, filosofi, cultori di varie discipline (medici, biologi, psicologi, fisici …) conoscono profondamente questa disposizione interiore che scuote le fondamenta della propria esistenza e li spinge ad esplorare la profondità degli eventi, senza fermarsi solo ad una osservazione superficiale di essi: da questo profondo legame di risonanza emerge e si dispiega la meravigliosa creatività umana.
I primitivi conoscevano bene i legami della passione, che costituivano lo scopo essenziale della vita; l’assenza di essi veniva considerata una malattia che si esprimeva come malinconia, sensazione di distacco dalle cose, rassegnazione, mal d’amore, incapacità di gioire, indifferenza per l’altro …
L’esperienza della passione che raggiunge il suo obiettivo può esprimersi come l’incontro felice tra amanti, il successo in una ricerca scientifica, il piacere di una creazione artistica … L’esperienza della passione è alla base delle varie rivoluzioni che hanno caratterizzato la storia umana.
In questa prospettiva l’aspetto passionale non produce dolore e distruzione ma conoscenza umana, creatività, nuove vie per il progresso. L’elemento dionisiaco costituisce la sorgente energetica indispensabile per far crescere e maturare l’elemento apollineo, purché la dinamica passionale possa dispiegarsi completamente attraverso il processo passione -> passione in attesa -> coscienza e consapevolezza della passione e non esaurirsi nel lampo folgorante di un’azione immediata. L’essere umano è capace di produrre una enorme quantità di energia da cui sarebbe inondato e disorganizzato se non riuscisse a trasformarla in relazione costruttiva con l’ambiente, in lavoro, amore e conoscenza.
Oggi, purtroppo, date le caratteristiche della socio-cultura, centrata sull’individuo isolato, questa trasformazione risulta estremamente difficile e la realizzazione di una specie umana armoniosa e cooperante costituisce ancora una utopia: domina la guerra di ognuno contro tutti, esiste una atmosfera irrespirabile di mutua diffidenza, di terrore che l’altro possa rivelarsi un nemico.
La Fondazione Omeopatica Italiana va contro questa tendenza oggi dominante. I “fanatici ricercatori” organizzarono un programma di ricerca finalizzato a comprendere il mistero dell’omeopatia, la magia dell’acqua che cura.
Le nuove idee emerse nella scienza andavano lentamente consolidandosi, indicavano una nuova prospettiva, all’interno della quale l’omeopatia poteva ritrovare una sua base interpretativa, e la costruzione di una nuova biologia in cui l’aspetto molecolare ne costituiva uno degli elementi. Tale tendenza si concentra sulla considerazione delle proprietà collettive della materia vivente, pone al centro dei suoi interessi la relazione come momento fondamentale per garantire l’ordine interno di un sistema vivente, individua un nuovo meccanismo di riconoscimento su lunghe distanze, centrato su un programma di forze attrattive-selettive che consentono alle molecole di trovarsi in posti dati a tempi dati e di realizzare l’incontro ravvicinato di tipo chimico in breve tempo, anche se esse inizialmente si trovano separate da grandi distanze con numerose molecole frapposte in grado di intercettare e produrre reazioni biochimiche completamente diverse.
Diviene centrale quindi in biologia il concetto di relazione, di cooperazione dei componenti elementari, vincolati in strutture “coerenti”.
Lo scontro, quindi, oppone una tendenza (biologia molecolare) che tende a ridurre l’essere umano ad un insieme incoerente delle varie molecole, organizzate in modo misterioso in organi, apparati, recettori …, ad un insieme incoerente di parametri fisico-chimici, con l’elemento psicologico che identifica un parametro aggiuntivo, ad un’altra tendenza (omeopatia …) che cerca, invece, il meccanismo integratore tra comportamento psichico, pulsionale, emotivo, passionale, e l’elemento somatico (ricostruzione dell’unità psico-fisico-emozionale).
Si delinea una profonda rivoluzione scientifica che, nel corso di questi ultimi vent’anni, ha totalmente sconvolto le “solide basi” del pensiero scientifico moderno. In varie parti del mondo “fanatici ricercatori”, magnetizzati da questa nuova prospettiva ed interessati al mistero dell’omeopatia, si dedicano con passione a questo filone di ricerca, producendo continuamente nuovi dati, nuovi elementi destinati ad arricchirne le basi sperimentali e teoriche.
L’incontro con l’omeopatia ha costituito una scoperta straordinaria che ha alimentato nuovamente la fiamma della passione per la realtà naturale, aprendo una nuova prospettiva di conoscenza che ci ha indotti ad intraprendere questa avventura. Il primo impulso è stato quello di guardarsi intorno e di individuare altri ricercatori che condividevano questo interesse. Successivamente esplorare nella tradizione scientifica presente la possibile esistenza di elementi, di ricerche, di dati che potessero costituire un valido punto di partenza.
Cominciò a svilupparsi tra di noi un dialogo magico fatto di immaginazioni, ipotesi, proposte, opinioni …, un vero dialogo di amore con il fenomeno naturale. Ad ogni risposta emergeva una nuova domanda, un nuovo problema da risolvere.
Gli incontri, che inizialmente si svolgevano all’interno dello studio di chi scrive, si sono sviluppati in questi venti anni; inizialmente ci definimmo “gruppo Paracelso”, dal nome del grande alchimista, medico e ricercatore, che aveva sviluppato verso la natura un amore viscerale, senza lasciarsi sedurre da un mondo umano che offriva esclusivamente gloria, onori, potere. Successivamente, ai primi del 1980, costituimmo la Fondazione Omeopatica Italiana, che ebbe il riconoscimento della Regione Campania nel 1983.
Le conversazioni animate, appassionate, libere da pregiudizi di ogni genere, rese piacevoli anche da intermezzi di panini e di qualche bicchiere di vino, si sviluppavano intorno al tema centrale dell’acqua e delle sue proprietà straordinarie, con incursioni anche in altri campi che, inevitabilmente entravano in risonanza con il tema centrale. Le ipotesi sviluppate passavano al vaglio di una discussione critica e quelle che reggevano a tale confronto venivano accuratamente raccolte. Nel corso degli incontri il percorso di ricerca si arricchiva di sempre nuovi elementi che alimentavano l’entusiasmo, la passione, la curiosità. Ed i successi non mancavano.
Sull’onda di questi successi è stato, quindi, possibile affrontare e fornire una spiegazione coerente ai risultati ottenuti dall’omeopatia e dalle medicine cosiddette non convenzionali. Lo “scienziato normale” rifiuta di accettarli sia perché non riesce a trovare nel suo schema concettuale l’immagine adatta per rappresentarli come il prodotto di cause locali, sia perché questi risultati “anomali” entrano in conflitto con gli attuali interessi industriali e finanziari e con l’aspetto burocratico della scienza che definisce uno “stato scienziato” abilitato a discriminare il vero dal falso, in contrasto con la scienza “libera” di Galilei che afferma che la natura ha sue proprie leggi che non si conformano ai decreti di re, papi ed imperatori e … neppure di accademici ufficiali. Il concetto moderno di “pari opportunità” stranamente non vale per queste scienze “anomale”.
Questi saranno i temi della rivoluzione scientifica del prossimo futuro. Un criterio analogo è valido nella scienza: è in atto una guerra scientifica intorno ad alcune ricerche che si sono sviluppate in questi ultimi anni, come la “fusione fredda” e “la memoria dell’acqua” cui fanno riferimento l’omeopatia e le altre biologie olistiche: tali ricerche mettono in crisi l’organizzazione complessiva del paradigma atomistico-riduzionista perché la spiegazione di esse non può essere ricondotta all’azione di atomi operanti qui ed ora la prima né alla presenza di alcun “recettore” particolare la seconda, in quanto il rimedio omeopatico è costituito di pura acqua, senza alcuna molecola specifica. L’attuale biologia molecolare, costruita su uno schema concettuale tendente a ridurre tutti gli eventi a specifiche interazioni di atomi che operano localmente nell’hic et nunc, è totalmente inadeguata a comprendere il divenire del cosmo e ad interpretare questi strani fenomeni che si realizzano in natura, con il rischio di perdere completamente la profonda intuizione di Hahnemann.
La risposta della parte più conservatrice della comunità scientifica internazionale, è improntata al disprezzo, alla difesa di uno “stato scienziato” abilitato “per legge” a definire ciò che è vero da ciò che è falso, e che non accetta che il proprio operato sia messo in discussione, alla persecuzione sistematica di “ogni eresia scientifica” che, anche se vera, possa costituire un rischio per la conservazione dello “status privilegiato” e per gli interessi economico - scientifici che lo sostengono.
La nuova prospettiva richiede la fine del monopolio accademico sulla scienza, esercitato dall’apparato burocratico di essa e la valorizzazione del concetto galileano di scienza.
L’elemento positivo che ci spinge ad avere fede e che alimenta la passione conoscitiva è costituito da una spontanea adesione di un numero crescente di ricercatori a queste nuove idee che, ormai, sono emerse dal ghetto in cui per molti anni erano state confinate. Si sviluppa una dinamica collettiva che stimola l’amore per il nuovo percorso scientifico, inserendo l’indispensabile elemento passionale per l’avventura e per la concretizzazione dei sogni più belli che hanno sempre affascinato i grandi spiriti del passato.
Questo tessuto passionale collettivo è in grado di collegare nuovamente l’uomo alla natura e, più in generale, al cosmo, riattivando il flusso continuo di sensazioni, informazioni, intuizioni … E’ possibile, in tal modo, riconoscere nuovamente il linguaggio semplice e musicale della natura e colloquiare con esso: come il poeta o l’artista, il ricercatore recupera nuovamente la dimensione umana e può, in profonda solitudine e concentrazione, dispiegare il suo pensiero: si stabilisce un misterioso legame tra il ricercatore e la natura e, nell’estasi della contemplazione, egli si proietta nel futuro sostenuto dalla esperienza dei grandi spiriti del passato, esprimendo nel linguaggio scientifico la propria profetica visione.
Si configura uno “stato coerente”, costituito dall’incontro di più individuabilità su un comune interesse: e tale interesse vincola le varie individualità al progetto, ridimensionando ogni tendenza al protagonismo. In uno “stato coerente umano” lo sviluppo di ognuno sarà simultaneamente effetto e causa dello sviluppo di tutti.
Tale passione, tale amore per la natura semplice e misteriosa che ci ha offerto un bel “rompicapo”, la magia dell’acqua che cura, ha reso possibile il nostro incontro su questa avventura straordinaria: durante questo viaggio il gruppo originario si è arricchito di nuovi ricercatori, animati dalla stessa passione conoscitiva e ne ha perso altri, sedotti da altre “tentazioni”. La storia della Fondazione Omeopatica Italiana vuole essere il racconto da offrire a chi, come noi, è animato dal desiderio di avventura e dal profondo interesse per il miglioramento della condizione umana. La malattia, sociale o individuale, esiste perché esiste il regno della necessità; la salute può fiorire solo quando, in una società non più nemica dei bisogni profondi della specie, il tu e l’io non saranno avversari ed esisterà il regno della libertà.
dott. Nicola Del Giudice
Presidente “Fondazione Omeopatia Italiana”