CERCA

Da oltre vent’ anni la Fondazione Omeopatica Italiana è impegnata in campo scientifico a costruire una base teorica e un coerente modello di riferimento ai paradossi caratteristici dell’Omeopatia.
Dopo molti anni di ricerca, che ci ha visti impegnati unitamente ad altre realtà scientifiche nazionali ed internazionali, il mistero dell’omeopatia comincia finalmente ad essere chiarito ed emerge il ruolo fondamentale dell’acqua come “vettore di informazione” , cioè come substrato in cui l’informazione può essere codificata nella forma di segnali elettromagnetici intrappolati in essa come “domini di coerenza”; tali segnali, somministrati ad un individuo, sono in grado di evocare una risposta.


Programma di Ricerca

Fin dalla sua origine la Fondazione Omeopatica Italiana ha posto al centro dei suoi interessi la ricerca, sia quella di base che quella clinica.
Essa si è sviluppata in collaborazione con altri Enti di ricerca, strutture universitarie ed ospedaliere, ricercatori in varie discipline, in particolare fisici, chimici, biologi, medici, psicologi, ecc.
I risultati ottenuti in questi oltre 25 anni sono di estremo interesse ed hanno consentito di fornire risposte a molti quesiti, ancora irrisolti, caratteristici della medicina omeopatica con elaborazione di uno schema concettuale di riferimento - la coerenza elettrodinamica - in grado di spiegare progressivamente i misteri dell’omeopatia....


21-10-2014



14-04-2014

E' disponibile in tutte le librerie il libro "Omeopatia, l'acqua che cura"

Presentazione







Intervista al Dott. Nicola Del Giudice

Link al sito Bluegreen

Ricordo di Emilio Del Giudice
Sarà la ventesima volta che ricomincio a scrivere. Papà mi ha chiesto di buttar giù un ricordo per zio e io mi sono bloccata. Non è facile scrivere qualche cosa su di una persona cui hai voluto bene che è morta improvvisamente, tra l’altro esattamente un anno dopo la morte di mia madre. C’è un turbinio di emozioni difficili da gestire, da razionalizzare. Perché per scrivere un minimo di raziocinio ci dovrebbe essere. Soprattutto se ti vien chiesto di ricordare non solo tuo zio ma anche uno scienziato di fama. Anche se, diciamocela tutta, caro zio: tu tutto sembravi tranne che uno scienziato. Anzi, tu tutto sembravi tranne che una persona seria. Non ti curavi minimamente del tuo aspetto, ti vestivi come ti pareva, i capelli erano sempre più spettinati di quelli di Medea. Poi però iniziavi a parlare di fisica e chiunque – e quando dico chiunque intendo dire davvero tutti – si fermavano a sentirti. Perché tu avevi una grandissima capacità: al di là delle scoperte fatte, degli innumerevoli esperimenti compiuti, tu avevi il dono innato di saper rendere semplici anche le cose più complicate. E te lo dice una che non ha mai capito nulla di fisica, di matematica, di formule strane ed infinite con simboli incomprensibili: sentendoti parlare tutto diventava semplice ed anche una capra come me si sentiva improvvisamente intelligente. Sentendoti parlare amavo una materia che per me è sempre stata qualcosa più che incomprensibile, mi sembrava semplice; ma, soprattutto, riuscivo a capirla. Ai tuoi amici e collaboratori sicuramente mancheranno la tua intelligenza, i tuoi studi, le tue conoscenza: a me mancherà infinitamente invece quella tua innata capacità di rendere tutto semplice, facile, alla portata di chiunque. Perché per te non esisteva nulla di impossibile, nulla di irraggiungibile. A sentirti parlare, gli ostacoli, nella vita, non esistevano mai: erano le persone a crearseli. Tu avevi la capacità – o l’incoscienza – di sdrammatizzare sempre tutto. Se qualcuno provava a prospettarti una minima difficoltà lo trattavi come un ansioso che vede problemi dovunque, sollevavi la mano, facevi quel gesto odioso come a voler scacciare una mosca e dicevi: “hiiii, mamma mia! E quanti problemi ti fai”. Per te tutto era possibile, bastava volerlo. Anche perchè, da che ho memoria di te, hai sempre fatto solo quello che ti pareva e piaceva: quello era il tuo obiettivo, la tua strada era tracciata per raggiungere i tuoi obiettivi e, se qualche ostacolo si poneva sul tuo cammino, tu semplicemente lo ignoravi. Quante volte ti ho detestato (mi sia concesso il termine) per questo: sembrava sempre che non te ne fregasse di nulla e di nessuno, che pensassi solo a te stesso. In realtà non era così: semplicemente, non ti piaceva parlare e pensare a cose negative e non sopportavi coloro che vedevano sempre e solo le difficoltà nella vita. Anche se sembrava pensassi solo ai fatti tuoi, a te stesso, in realtà avevi una notevole attenzione verso coloro che ti stavano vicino. Solo che era priva di patos, per cui poteva sembrare priva di coinvolgimento. Ci ho fatto caso varie volte, in quest’ultimo anno soprattutto: quando è morta mamma, sei stato vicino a papà ma senza pianti, senza facce appese, senza star lì a sottolineare quanto fosse accaduto. Quando ci siamo fatti quel tratto in metro insieme e ti ho chiesto notizia di Margherita, mi hai detto che stava a Borla, perché, col lavoro che fa “la capisco, si da talmente tanto ai suoi pazienti che nel fine settimana deve staccare totalmente la spina, per ricaricarsi”. E si vedeva, anche se lo dicevi come al solito con fare distaccato, quanto ci tenessi a lei e fossi preoccupato che tante tensioni potessero farle male. Così come si sentiva che capivi benissimo le problematiche di un certo tipo di lavoro anche se così distante dal tuo. Volevi sempre sapere come stessero le bimbe, che stessi facendo. Insomma, non eri mai distante dal tuo contesto, dalle persone alle quali tenevi. Eri coinvolto ma non eri mai angosciato né angosciante. In fondo, si trattava pur sempre di problemi e, in quanto tali, risolvibili. Ecco, se qualcuno mi chiedesse come fosse Emilio Del Giudice ti descriverei così: eri una persona innamorata di quello che faceva, sempre e comunque. Eri in grado vivere le cose e le situazioni con un apparente distacco che, in realtà, nascondeva la capacità di sdrammatizzare ogni situazione, di non esasperare nulla, di vedere ogni difficoltà come un problema al quale trovare una soluzione. Per te non esisteva nulla che la testa – nel senso di cervello – non potesse fare: anche rifiutarsi di sottoporsi ai bypass e vivere 12 anni, senza alcuna terapia medica né chirurgica, facendo quello che volevi, dove volevi, senza mai minimamente risparmiarti. Come scienziato avevi la grande, grandissima capacità di rendere semplici e comprensibili a chiunque conoscenze specifiche e teoremi difficilissimi. Se anche noi medici riuscivamo a comprendere la fisica significa che eri quasi miracoloso! Come essere umano, eri in grado di essere presente senza eccessi, senza esasperazioni, senza angosce. Se proprio qualcosa andava storto, avevi sempre l’anagramma che ti permetteva di vedere lo stesso problema sotto una luce diversa. Te ne sei andato nell’unico modo per te possibile: improvvisamente, a casa tua, da sano e non da malato. Non avrei mai potuto immaginare fine diversa per te: non saresti mai stato in ospedale, non avresti mai assunto farmaci per curare qualche cosa, non avresti mai rinunciato ai tuoi viaggi ed alle tue conferenze. Ed è stato giusto così. Per quel che mi riguarda, spero di riuscire a fare mia, anche se in parte, quella capacità di vedere sempre tutto possibile, realizzabile a condizione che la testa lo volesse. Probabilmente si trattava di incoscienza con una dose di infantilismo, ma è ciò che ti ha permesso di vivere una vita piena, serena, ricca di successi e di traguardi raggiunti. E di tante persone che ti hanno voluto davvero bene. Ciao zio. Dovunque tu sia, son convinta che ti stai leggendo queste righe, stai sorridendo e stai dicendo “mamma mia quante ca…te!”.

Ricordo di Emilio Del Giudice E Vivigaia Gargaro
Ormai un anno fa, il 30 gennaio 2013 chiudeva gli occhi Vivigaia Gargaro dopo una malattia vissuta con serenità e forza d’animo. Co-fondatrice della Fondazione Omeopatica Italiana, ha svolto il compito fondamentale di Tesoriere, contribuendo con la sua notevole capacità organizzativa e gestionale, nonché con il suo talento nel cogliere rapidamente il nocciolo dei problemi, alla realizzazione delle molteplici attività associative. Il rigore, la precisione e l’attenzione ai problemi, la sua propensione a fornire sempre suggerimenti utili hanno consentito alla Fondazione di crescere di anno in anno nella propria offerta formativa e didattica. Vivigaia aveva anche una straordinaria dote comunicativa: l’ascolto sincero, la spontaneità e la chiarezza dei contenuti rendevano il dialogo sempre costruttivo. In ogni occasione, seminari, congressi o incontri associativi, riusciva a coinvolgere l’ascoltatore, che fosse un operatore del settore ovvero un semplice curioso, e così lo avvicinava alle tematiche associative favorendo la divulgazione dell’omeopatia in modo serio, competente ed affidabile. Il segno del suo cammino nella vita dell’associazione rimarrà indelebile, così come il ricordo della sua cara esistenza in ciascuno di noi. Il 31 gennaio scorso si spegneva improvvisamente Emilio Del Giudice, fisico e scienziato di fama internazionale, Vice-Presidente della Fondazione Omeopatica Italiana. Il suo incontro con l’omeopatia ha contribuito ad avvicinarlo alle tematiche della realtà naturale, soprattutto alle proprietà straordinarie dell’acqua, studiata e compresa attraverso i principi della fisica quantistica, anche con il contributo del prof. Giuliano Preparata, suo amico e mentore. Ne è derivata così una teoria innovativa dei processi biologici, che, fondandosi sulla coerenza elettrodinamica, ha contribuito a spiegare i “misteri” dell’omeopatia con un rigoroso approccio scientifico. Emilio aveva la straordinaria capacità di rendere semplici e comprensibili anche i concetti più complessi, riuscendo a catturare l’attenzione dell’ascoltatore con lezioni mai impostate su toni “cattedratici”, bensì colloquiali e spiritosi. La leggerezza dell’approccio, però, non andava a detrimento dei contenuti, sempre profondi e complessi, ma anzi facilitava la veicolazione dei messaggi scientifici. La Fondazione ed i soci tutti hanno subito così due perdite dolorose e significative, non solo per la loro importanza nell’ambito delle attività associative, di certo indiscussa, ma soprattutto per il denso tratto di umanità che connotava fortemente le loro personalità, costituente il fondamento di legami personali indissolubili. Il Presidente, i compenti del Consiglio direttivo ed i soci tutti ricordano con affetto Vivigaia ed Emilio, grazie alla cui opera l’omeopatia ha potuto diffondersi nella nostra comunità quale pratica medica amica dell’uomo.


01-10-2013
Calendario 2013-2014 Incontri con i pazienti Dott.ssa Marta Del Giudice: Calendario Incontri



Corsi

  • Corso triennale in Omeopatia.

Realtà

Nasce ufficialmente l'11/03/1980 dal vecchio gruppo Paracelo da un gruppo di docenti e di ricercatori in varie discipline (medici, psicologi, biologi, fisici, chimici ... ) impegnati in modo sistematico ago studio dell'omeopatia, un rompicapo della natura, al fine di ricercare un possibile meccanismo biofisico.
Il gruppo Paracelso si strutturò nel 1970 dopo gli anni turbolenti del 1968 che ci vide partecipi con entusiasmo e passione Le muove idee che emergevano nella scienza forniva una base più sicura per stimolare tale avventura conoscitiva. Andava delineandosi una rivoluzione scientifica destinata a scuotere le solide basi del pensiero scientifico moderno 1 "fanatici" ricercatori dell'omeopatia producevano continuamente nuovi dati destinati ad arricchirne le sue basi sperimentali e teoriche. In questo contesto nasceva il nostro gruppo...

Finalità

È proprio vero che l’omeopatia sia il regno dell’irrazionale e della stregoneria? E’ proprio vero che la scienza non ha nulla da scoprire in questo campo?

Finora l’opinione diffusa è stata proprio questa. Ma forse dietro il velo dell’irrazionale si nasconde una verità profonda che la ragione scientifica comincia a decifrare. L’omeopatia può essere la chiave una biologia in grado di la capacità di autoorganizzazione della materia vivente e la sua unità psico-fisico-emozionale...